Un angolo lastricato del centro storico di Scillato, con il pannello informativo sui mulini storici del paese.
Un angolo lastricato del centro storico di Scillato, con il pannello informativo sui mulini storici del paese..

Scillato ha poco più di cinquecento abitanti, sta a circa duecentoquindici metri sul livello del mare e si gira interamente a piedi. Non è una meta da «mezza giornata di corsa»: è un paese che chiede di essere camminato piano, seguendo l'acqua, che qui si sente scorrere quasi ovunque.

Questo è l'itinerario che indichiamo ai nostri ospiti la prima sera. Sta comodamente in una giornata, e lascia il pomeriggio libero per il mare o per la montagna.

La mattina: il santuario

Si parte dalla chiesa principale, il santuario di Maria SS. della Catena, l'edificio di culto più importante del paese. Dentro, sull'altare maggiore, c'è una statua marmorea della Vergine datata 1570 e riferita alla scuola dei Gagini, la bottega di scultori che ha lasciato opere in tutta la Sicilia.

L'iconografia spiega il nome: la Madonna porta una catena al polso destro e porge al Bambino una melagrana aperta. Maria SS. della Catena è la patrona di Scillato e si festeggia il 20 agosto, con il fercolo portato a spalla per le vie del borgo.

Da qui in poi conviene non seguire una mappa: le stradine lastricate, gli archi e le fontane alimentate dalle sorgenti sono la parte migliore della visita.

Metà mattina: il Mulino Paraturi

Scendendo verso via Cesare Terranova si arriva al Mulino Paraturi. In siciliano paraturi vuol dire gualchiera: una macchina mossa dall'acqua che batteva i tessuti di lana per infeltrirli e renderli impermeabili.

Era l'unico mulino di Scillato usato per la follatura, e l'unico dove si lavorava la zabbara — l'agave, da cui si ricavavano le corde per l'agricoltura. L'attività si è fermata prima della Seconda guerra mondiale; l'edificio, invece, è stato recuperato.

Non era l'unico mulino del paese: fra il 1156 e il 1800 a Scillato ne furono costruiti tredici. Uno compare già in un documento del 1156, donato dalla contessa Adelasia alla diocesi di Cefalù.

Prima di pranzo: il Museo dell'Acqua

Dentro lo stesso edificio c'è il Museo dell'Acqua, per esteso Centro di educazione permanente, inaugurato nel 2008 durante l'Anno Internazionale del Pianeta Terra dell'UNESCO, dalla collaborazione fra l'Ente Parco delle Madonie e il Dipartimento di Geologia dell'Università di Palermo.

Il percorso è fatto di pannelli, plastici interattivi e un video in italiano e in inglese. Racconta una storia che non è solo locale: le tre sorgenti di Scillato — Agnello, Bosco e Golfone — alimentano da fine Ottocento l'acquedotto che porta l'acqua fino ai serbatoi di San Ciro, a Palermo.

La visita è su prenotazione: se ci avvisate qualche giorno prima, ce ne occupiamo noi.

Il pomeriggio: la Via dei Mulini

Dal museo parte quello che l'Ente Parco chiama l'itinerario delle acque e dei mulini: si seguono i canali Agnello e Gulfone fra ruderi, canalette e salti d'acqua. Lungo il percorso si incontrano i resti di buona parte dei tredici mulini costruiti fra il 1156 e il 1800; il più antico documentato lungo il torrente Gulfone è il Famunia Suttanu.

Non è un percorso attrezzato: servono scarpe chiuse, e le pietre bagnate restano scivolose anche d'estate. La primavera è la stagione migliore, quando l'acqua è abbondante e il verde al massimo.

Se avanza tempo

Poco fuori dal paese, in contrada Fondaco lungo il fiume Imera, c'è l'Oasi del Fondaco, che l'Ente Parco segnala come luogo di valore ambientale del Madonie UNESCO Global Geopark. Nella stessa zona il Geoparco ha censito una grotta di travertino, la Stretta di Scillato e il riparo roccioso di Vallone Inferno, scavato dagli archeologi dal 2008, che conserva tracce di presenza umana da almeno settemila anni.

E se il tempo è davvero tanto: lo svincolo dell'autostrada è a circa un chilometro dal centro. Da lì, il mare di Cefalù è a poco più di mezz'ora.

Una base nel borgo di Scillato

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